L’abbazia di Novalesa

Le vacanze estive dei miei ragazzi stanno lentamente ed inesorabilmente volgendo al termine. Alla sera si avverte già una differenza di temperatura e le ore di luce iniziano a diminuire.

Così noi per sentire meno il peso di questa estate che va finendo ci siamo ancora regalati qualche passeggiata nelle vicinanze di casa, quelle famose “gite della porta accanto”.

Una delle nostre mete è stata Novalesa, un bel paesino dalle fattezze già montane nella Val Cenischia, una piccola valle a fianco della Valle di Susa facilmente raggiungibile con l’auto.

 

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Uno dei pomeriggi passati, caricati ragazzi e cagnolino in macchina e reclutato il nonno strada facendo siamo partiti alla volta delle cascate di Novalesa. Una volta lasciata l’auto nel parcheggio, ci siamo inoltrati nel boschetto su un sentiero che costeggiava il ruscello e che ci avrebbe condotti fino alla cascata.

 

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Il nostro cucciolone Bale ci precedeva annusando tutti gli odori. Dopo pochi minuti di passeggiata ci siamo ritrovati di fronte ad uno scenario bellissimo e molto rumoroso. Il mio piccolo Riccardo non aveva mai visto questo paesaggio ed è rimasto a bocca aperta per lo stupore.

 

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La cascata

 

Dopo esserci soffermati a far giocare Bale con l’acqua e non solo lui, abbiamo proseguito la passeggiata e siamo arrivati in un prato dove seduti su un gigantesco castagno probabilmente sradicato dal vento fortissimo di qualche mese fa, i ragazzi si sono concessi una bella merenda.

 

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Per completare il nostro bel giretto siamo arrivati fino all’Abbazia. Riporto la descrizione dell’edificio che si trova di fronte all’ingresso: “La chiesa abbaziale, intitolata ai Santi Pietro e Andrea, come il monastero, è l’ esito della ricostruzione che tra il 1709 e il 1718, su progetto di Antonio Bertola, realizzò la pianta a navata unica, con quattro cappelle laterali e profondo presbiterio absidato, sostituendola al precedente impoanto a tre navate, databile ai decenni iniziali dell’XI secolo, ampliato nel XIV-XV secolo con l’apertura sui due lati nord e sud, riportato infine dai Cistercensi alle sue linee originarie. La chiesa romanica a sua volta si era sostituita alla chiesa a navata unica, la cui costruzione, tra 726 e 739, aveva segnato anche simbolicamente i primo anni di vita del monastero. Nel passaggio dall’una all’altra fase vengono mantenuti gli allineamenti principali e la posizione dell’area presbiteriale; dove possibile le strutture portanti insistono sui resti dei muri dell’edificio precedente, di cui si conservano anche interi tratti di elevato: così, murature della chiesa romanica sono ancora presenti nei perimetrali nord e sud, nonchè nella facciata dell’edificio settecentesco”.

 

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Non mi sono addentrata nei locali interni, mentre i ragazzi con il nonno si sono spinti a curiosare anche all’interno ed hanno trovato ed ammirato un plasico che rappresenta l’intera struttura.

 

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Una bella passeggiata con la duplice valenza di avvicinasi alla natura e ad un pezzo di storia



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